3. Analisi delle criticità nei sistemi di scoring e controllo a distanza
La progressiva automazione dei processi di controllo sul posto di lavoro pone sfide rilevanti rispetto alla salvaguardia dei diritti individuali riconosciuti dall'ordinamento comunitario. Come evidenziato dalla dottrina in materia di protezione dei dati, il quadro introdotto dal Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati assegna una centralità inderogabile ai principi di minimizzazione, finalità e limitazione della conservazione, concepiti per circoscrivere l'asimmetria connaturata al rapporto gerarchico aziendale [3]. Nell'esperienza applicativa italiana, l'Autorità Garante ha frequentemente fatto ricorso a strumenti di indirizzo e provvedimenti prescrittivi al fine di orientare l'interpretazione dei doveri datoriali in contesti di elevata complessità tecnologica [1]. L'utilizzo di algoritmi di calcolo per attribuire punteggi alle prestazioni professionali o per quantificare la produttività rischia di tradursi in una forma occulta di sorveglianza continuativa, incompatibile con la necessità di una base giuridica esplicita e con la trasparenza delle decisioni automatizzate. In assenza di parametri oggettivi e condivisi, la prassi regolatoria dell'autorità mira a contrastare la deregolamentazione de facto degli strumenti di controllo a distanza, riaffermando che l'efficienza economica dell'impresa non può prescindere dalla dignità del lavoratore e dalla corretta qualificazione formale dei provvedimenti di vigilanza adottati [1], [3].