3.1. Sfide operative ed extraterritoriali per le piccole e medie imprese manifatturiere
L'applicazione dei doveri di diligenza lungo le catene del valore evidenzia una marcata tensione tra le finalità uniformatrici del quadro normativo europeo e la frammentazione strutturale delle reti di fornitura. Come evidenziato dalla dottrina giuridica, la Direttiva CSDDD introduce obblighi di vigilanza che si estendono oltre i confini comunitari, generando complessi profili di extraterritorialità e responsabilità civile per le imprese capofila [1]. Nel contesto delle filiere tipiche del Made in Italy, dove la qualità del prodotto finale dipende da molteplici fasi di trasformazione intermedie, la tracciabilità diviene lo strumento primario per comprovare l'assenza di rischi legati alla violazione dei diritti umani e al degrado ambientale [1]. Tuttavia, la complessità intrinseca delle reti globali di approvvigionamento incide direttamente sulle prestazioni ambientali, sociali e di governance, rendendo il controllo informativo continuo un compito particolarmente oneroso [2]. Il confronto tra le esigenze di rendicontazione stringente e le capacità organizzative delle realtà produttive di minori dimensioni mette in luce il rischio di asimmetrie operative rilevanti [1]. La sostenibilità cessa quindi di costituire un'istanza meramente dichiarativa e richiede l'adozione di modelli di cooperazione contrattuale capaci di distribuire i costi della verifica e garantire l'integrità complessiva della filiera [1], [2].