3.1 Determinanti organizzative dei tempi di attesa e spinta alla migrazione sanitaria
L'analisi dei divari nell'accesso alle prestazioni sanitarie rivela come la frammentazione regionale influenzi direttamente la mobilità dei pazienti tra territori. Sul piano strutturale, le trasformazioni normative derivanti dalla riscrittura del Titolo V e dalla legge quadro sulle politiche sociali hanno ridefinito la sovranità statale e le dinamiche operative dei servizi territoriali, configurando un quadro istituzionale caratterizzato da disomogeneità e vulnerabilità nelle traiettorie assistenziali (Linee di cura. La mobilità biografica nello spazio del Terzo Settore, 2023). In tale contesto di disparità applicativa, il persistere di tempi di attesa prolungati non rappresenta un mero disservizio gestionale, bensì l'effetto di una mancata integrazione delle reti locali, che induce i cittadini a cercare risposte terapeutiche al di fuori della propria regione di residenza. A fronte di questa dinamica di migrazione sanitaria passiva, il dibattito sui modelli assistenziali evidenzia la necessità di superare una logica meramente informativa e quantitativa delle prestazioni. Come evidenziato nell'esame delle relazioni assistenziali, il rilancio del Servizio Sanitario Nazionale richiede una riorganizzazione che attribuisca maggiore potere ai contesti territoriali e promuova un patto di cura fondato sulla partecipazione attiva della persona assistita, garantendo continuità, efficacia ed efficienza nei percorsi terapeutici (Ingrosso, 2021). Il confronto tra le rigidità istituzionali del decentramento e le istanze di rinnovamento gestionale dimostra dunque che il contenimento delle liste d'attesa non dipende esclusivamente dall'incremento quantitativo delle risorse, ma dall'effettiva transizione verso modelli organizzativi capaci di valorizzare la prossimità della cura e di ridurre le disuguaglianze di accesso tra i differenti sistemi regionali.